Perchè una scuola di formazione?

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Perchè una scuola di formazione? 2017-06-08T16:30:17+00:00

Il Magistero

Il Magistero

Dal “Messaggio al popolo di Dio” della XIII Assemblea Generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi (7-28 ottobre 2012):

«Condurre gli uomini e le donne del nostro tempo a Gesù, all’incontro con lui, è un’urgenza che tocca tutte le regioni del mondo, di antica e di recente evangelizzazione. Ovunque infatti si sente il bisogno di ravvivare una fede che rischia di oscurarsi in contesti culturali che ne ostacolano il radicamento personale e la presenza sociale, la chiarezza dei contenuti e i frutti coerenti. I mutati scenari sociali, culturali, economici, politici e religiosi ci chiamano a qualcosa di nuovo: a vivere in modo rinnovato la nostra esperienza comunitaria di fede e l’annuncio, mediante un’evangelizzazione nuova nel suo ardore, nei suoi metodi, nelle sue espressioni.

L’opera della nuova evangelizzazione consiste nel riproporre al cuore e alla mente, non poche volte distratti e confusi, degli uomini e delle donne del nostro tempo, anzitutto a noi stessi, la bellezza e la novità perenne dell’incontro con Cristo. Vi invitiamo tutti a contemplare il volto del Signore Gesù Cristo, a entrare nel mistero della sua esistenza, donata per noi fino alla croce, riconfermata come dono dal Padre nella sua risurrezione dai morti e comunicata a noi mediante lo Spirito.

L’opera di evangelizzazione non è compito di qualcuno nella Chiesa, ma delle comunità ecclesiali in quanto tali, dove si ha accesso alla pienezza degli strumenti dell’incontro con Gesù: la Parola, i sacramenti, la comunione fraterna, il servizio della carità, la missione. In questa prospettiva emerge anzitutto il ruolo della parrocchia, come presenza della Chiesa sul territorio in cui gli uomini vivono. Nella parrocchia continua ad essere decisivo il ministero del sacerdote, padre e pastore del suo popolo. Accanto ai presbiteri va sostenuta la presenza dei diaconi, come pure l’azione pastorale dei catechisti e di tante altre figure ministeriali e di animazione nel campo dell’annuncio e della catechesi, della vita liturgica, del servizio caritativo, nonché le varie forme di partecipazione e corresponsabilità da parte dei fedeli, uomini e donne.

Fin dalla prima evangelizzazione la trasmissione della fede nel susseguirsi delle generazioni ha trovato un luogo naturale nella famiglia. Pur nella diversità delle situazioni geografiche, culturali e sociali, tutti i Vescovi al Sinodo hanno riconfermato questo ruolo essenziale della famiglia nella trasmissione della fede. Non si può pensare una nuova evangelizzazione senza sentire una precisa responsabilità verso l’annuncio del Vangelo alle famiglie e senza dare loro sostegno nel compito educativo.

La nuova evangelizzazione ha nel mondo dei giovani un campo impegnativo ma anche particolarmente promettente, come mostrano non poche esperienze, da quelle più aggreganti, come le Giornate Mondiali della Gioventù, a quelle più nascoste ma non meno coinvolgenti, come le varie esperienze di spiritualità, di servizio e di missionarietà. Ai giovani va riconosciuto un ruolo attivo nell’opera di evangelizzazione soprattutto verso il loro mondo.

Da “Le Propositiones del Sinodo della Nuova Evangelizzazione”:

«L’evangelizzazione può essere compresa sotto tre aspetti:

In primo luogo, l’evangelizzazione ad gentes è l’annuncio del Vangelo a coloro che non conoscono Gesù Cristo.

In secondo luogo, essa anche include la continua crescita della fede che è la vita ordinaria della Chiesa.

Infine, la nuova evangelizzazione si rivolge soprattutto a coloro che si sono allontanati dalla Chiesa. In questo modo, tutte le Chiese particolari saranno incoraggiate a valorizzare ed integrare tutti i loro vari agenti e capacità». (n. 7)

«La porta alla Sacra Scrittura deve essere aperta a tutti i credenti. Nel contesto della nuova evangelizzazione, ogni opportunità per lo studio della Sacra Scrittura deve essere messa a disposizione. La Scrittura deve permeare omelie, catechesi e tutti gli sforzi per trasmettere la fede. Il Sinodo incoraggia diocesi, parrocchie e piccole comunità cristiane a continuare uno studio serio della Bibbia e la Lectio divina (cfr. Dei Verbum, 21-22)». (n. 11)

Vescovi

«Il Sinodo vuole affermare che l’iniziazione cristiana è un elemento cruciale nella nuova evangelizzazione ed è lo strumento con il quale la Chiesa, come madre, genera i suoi figli e si rigenera. Perciò proponiamo che il processo tradizionale di iniziazione cristiana, che è spesso diventato semplicemente una preparazione approssimativa ai sacramenti venga dappertutto considerata in una prospettiva catecumenale, dando maggiore rilevanza ad una mistagogia permanente, e diventando in questo modo una vera iniziazione alla vita cristiana attraverso i sacramenti (cfr. Direttorio Generale per la Catechesi, 91)». (n. 38)

«Non si può parlare di nuova evangelizzazione se la catechesi degli adulti è inesistente, frammentata, debole o trascurata. Quando questi difetti sono presenti, il ministero pastorale affronta una sfida molto seria». (n. 28)

«Una buona catechesi è essenziale per la nuova evangelizzazione. Il Sinodo richiama l’attenzione sul servizio indispensabile che rendono i catechisti alle comunità ecclesiali ed esprime la sua profonda gratitudine per la loro dedizione. Tutti i catechisti, che sono allo stesso tempo evangelizzatori, devono essere ben preparati. Ogni sforzo deve essere fatto, in funzione delle possibilità della situazione locale, per offrire ai catechisti una solida formazione ecclesiale, cioè spirituale, biblica, dottrinale e pedagogica». (n. 29)

«La vocazione e la missione propria dei fedeli laici è la trasformazione delle strutture terrene, affinché ogni comportamento ed attività umana sia informata dal Vangelo)». (n. 45)

«Questo Sinodo ritiene che sia necessario istituire dei centri di formazione per la nuova evangelizzazione, dove i laici imparino a parlare della persona di Cristo in maniera persuasiva, adatta al nostro tempo e a gruppi specifici di persone)». (n. 47)

Il Sogno di Papa Francesco

Papa Francesco

Tra tenerezza e misericordia di Dio, pastori che odorano di pecore e sprone a essere Chiesa “in uscita”, il Pontefice sta cercando di spingere la Chiesa verso forme nuove di testimonianza cristiana e di organizzazione ecclesiale.

Ecco cosa insegna e come vede la parrocchia nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium del 24 novembre 2013, in particolare nei numeri 27 e 33

«Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione» (n. 27).

«La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”. Invito tutti a essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità» (n. 33).

La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo

  •  che esse diventino tutte più missionarie;
  • che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta;
  •  che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di “uscita”;
  • e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai quali Gesù offre la sua
    amicizia.

Nel sogno di Papa Francesco la parrocchia ha ancora un futuro e ha un compito importante, ma deve rinnovarsi.

«Sebbene certamente non sia l’unica istituzione evangelizzatrice, se è capace di riformarsi e adattarsi costantemente, continuerà a essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie”. […] La parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione.

Attraverso tutte le sue attività, la parrocchia incoraggia e forma i suoi membri perché siano agenti dell’evangelizzazione. È comunità di comunità, santuario dove gli assetati vanno a bere per continuare a camminare, e centro di costante invio missionario» (n. 28)